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Gregorovius

 Gregorovius fu estimatore del territorio prenestino. Leggiamo, di seguito come ne sintetizzò la storia:
 " Da qui si raggiunge, dopo alcune miglia, sempre salendo, la località abbastanza grande di Palestrina, l'antica e famosa Preneste dei romani, dove ancora permane per un tratto il selciato poligonale della strada ancora ( vi è ancora n.d.r.). Ora però dobbiamo fermarci un momento perché i miei lettori mi rimproverebbero se io mi limitassi semplicemente al nome di una città così remota e singolare, ma sarò breve. Preneste, che vediamo ergersi davanti a noi - l'odierna Palestrina è composta da un gruppo di case sul pendio di un monte calcareo - era un tempo la dominatrice del Lazio, più antica di Albalonga e di Roma, di questo sono ancora testimoni le due cinta di mura ciclopiche che si sono conservate, sopra la città attuale e che proteggevano un tempo, la cittadella situata sulla cima più alta del Monte Prenestino, in un sito particolarmente protetto e ad un'altezza difficilmente raggiungibile, dove sorgeva anche il castello medioevale La fondazione dell'antica città risale ad un tempo favoloso e viene attribuita al re Ceculo, celebrato da Virgilio ( Eneide, libro VIII,6,7,8) quale capo di una legione nella quale si trovavano anche i popoli dell'Aniene, del paese degli Ernici e della ricca Anagni. Preneste dominò il Lazio in modo assoluto finché venne soggiogata dai romani. Più tardi è più volte menzionata nella storia; Pirro la conquistò e vi si accampò prima di andare a Roma; ancora più importante essa divenne al tempo di Silla, quando Mario il giovane cercò di sottometterla, ma Silla, dopo un difficile assedio, la conquistò e , fatti uccidere tutti i maschi, pose al loro posto i suoi veterani; adornò con grande splendore il Tempio della Fortuna, uno dei più famosi santuari del Lazio, e lo ingrandì tanto, che la città odierna venne eretta sulle fondamenta di quel Tempio. Augusto condusse nuovi colonizzatori a Preneste ed egli, come pure il suo successore Tiberio, abitavano volentieri nella loro villa imperiale per l'aria pura e salutare. Villa Claudia era ancora ai tempi degli ultimi imperatori un luogo prediletto di villeggiatura estiva. La città si mantenne fiorente fino al momento in cui cadde, nel periodo barbarico e cambiò il suo nome in Palestrina. Esiste un atto di donazione dell'anno 970 col quale Palestrina viene concessa da Papa Giovanni XIII alla senatrice Stefania come feudo. La nipote di Stefania, Emilia - Imilia nobilissima comitissa - sposò verso il 1050 il feudatario di Colonna e sembra che suo figlio fosse quel Pietro con il quale cominciò il dominio dei Colonna di Palestrina. E' indubitato che questa famiglia, agli inizi del secolo XII, era diventata potente in quel territorio ed aveva esteso le sue proprietà dai monti Latini fino ai Volsci ed al paese degli Equi e degli Ernici. Perciò che riguarda Palestrina, Bonifacio VIII, nemico accanito dei Colonna, nell'anno 1298 si impadronì con forza della città - oppure i cardinali di questa famiglia, Jacopo e Pietro, gliela cedessero senza aspettare che l'assediasse - , dopo di che il Papa furente ne fece abbattere le mura e le case, ad eccezione della Cattedrale di S. Agapito, e fece spargere sulle rovine del sale e passarvi l'aratro. Palestrina risorse, ma per essere distrutta una seconda volta. Questo accadde nell'anno1436, quando il cardinale Vitelleschi , in guerra coi Colonna, conquistò questa disgraziata città e la rase al suolo senza, questa volta, risparmiare la cattedrale. Due anni più tardi, fu abbattuta la fortezza sulla sommità della montagna . Non menziono altri saccheggi di Palestrina. La città, come la vediamo oggi, non risale oltre la metà del '400; i Colonna continuarono a dominarla come loro principale possesso accanto a Paliano; essi ottennero perfino da Pio V, nell'anno 1571 il titolo di principi di Palestrina, però a causa di debiti, essi vendettero la città nell'anno 1630 a Carlo Barberini, fratello di Urbano VIII per la somma di 775.000 scudi romani. L'ultimo Colonna signore di Palestrina fu Francesco il quale morì nel 1636. La città attuale si erge a forma di terrazza sul pendio della montagna, ha un lugubre aspetto, tranne a strada principale ove sono parecchie case e palazzi. Nella parte più alta si eleva l'odierno palazzo Barberini, splendida costruzione del '600, però completamente abbandonato, a forma di semicerchio che ricorda il progetto dell'antico Tempio della fortuna di Silla. In questo palazzo baronale, fra tante sale spaziose, camere e logge, non vi è nulla degno di considerazione salvo il grande mosaico, simile a quello famoso pompeiano della cosidetta Battaglia d'Alessandro. Questo mosaico rappresenta scene campestri e religiose dell'Egitto, con gruppi di sacerdoti e sacerdotesse, di sacrificanti, guerrieri, pescatori, cacciatori, templi, case campestri ed animali, il tutto eseguito con estrema abilità E' poco probabile che la creazione di quest'opera risalga al tempo di Silla come si è affermato, essa appartiene piuttosto ad epoca posteriore, forse al tempo di Adriano. Quest'opera d'arte fu trovata nell'anno 1638 tra le rovine del Tempio della Fortuna. La famiglia Barberini l'aveva fatta trasportare nel suo palazzo a Roma, poi la restituì a Palestrina, aderendo alle richieste incessanti della città che si sentiva privata del suo prezioso gioiello. Ciò che però distingue Palestrina, più di ogni altra cosa, è la sua posizione elevata ed incomparabile ove soffia una brezza fresca balsamica e dove gli abitanti godono dalle loro finestre la veduta di un panorama al cui bellezza non si può descrivere. Davanti allo sguardo si estende da un lato ampia parte del Lazio, dall'altro la Tuscia , il Patrimonio di San Pietro, una vasta pianura classica dalla quale si ergono i monti Latini e Volsci, tra di essi una grande pianura si prolunga fino al mare che scintilla lontano." 

Lettura è stata estratta da Passeggiate romane di Gregorovius - XIX secolo

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