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Giovanni Pierluigi da Palestrina

Nato a Palestrina intorno al 1525, Giovanni Pierluigi (Giannetto) manifesta precoci attitudini per la musica che lo conducono a far parte dei pueri choriales della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma (1537). Nel 1543-44 è organista ed istruttore del coro presso la cattedrale di S. Agapito in Palestrina, ove pochi anni dopo prende in moglie la prenestina Lucrezia Gori. Divenuto papa nel 1550 il vescovo di Palestrina Giovanni Maria Del Monte (Giulio III) Pierluigi è dallo stesso nominato maestro della Cappella Giulia. Nel 1555 diviene cantore della Cappella Pontificia, ma ne è ben presto licenziato da papa Paolo IV Carafa, che non ritiene degne di simili mansioni le persone coniugate, ritenendo non di meno il Nostro degno di continuare a percepire a titolo di pensione vitalizia la paga sino allora ricevuta. Pierluigi troverà successivamente altri posti di magister cappellae dapprima in S. Giovanni in Laterano poi in S. Maria Maggiore, quindi presso il nuovo Seminario Romano. Nel 1565 è richiamato come collaboratore esterno ("compositore") alla Cappella Pontificia. Non è probabilmente estranea a tale riammissione la mirabile e commovente Missa Papae Marcelli composta proprio in quell'anno e il cui ascolto, secondo una diffusa leggenda, avrebbe rappresentato per il papa l'argomento decisivo contro la possibile estromissione della musica polifonica dalle funzioni religiose. Questo provvedimento era stato prospettato dallo stesso Paolo IV e da molti prelati nell'ambito del concilio di Trento, a causa soprattutto dell'incomprensibilità dei testi sacri determinata dalla complessa elaborazione musicale su di essi intessuta. Vediamo in seguito il Nostro porsi temporaneamente al servizio del cardinale Ippolito lì d'Este e del duca di Mantova Guglielmo Gonzaga. Sarà anche richiesto dalla corte imperiale di Vienna, ma senza alcun positivo esito, per le sue troppo alte esigenze di remunerazione. Un lungo periodo della sua vita è dominato da numerosi gravi problemi personali e familiari. Dal 1572 al 1580 gli verranno infatti a mancare in tragica sequenza, due figli, quasi tutti i nipoti e la moglie Lucrezia. Pierluigi individua in tali eventi un segno del destino o dell'Eterno che lo chiama ad un diverso tipo di vita e questo potrebbe spiegare la sua improvvisa decisione (1580) di prendere i voti religiosi. Ma, con ancor più singolare e repentino mutamento di intenti, lo vediamo poco dopo unirsi in seconde nozze con l'agiata pellicciaia Virginia Dormoli: questo matrimonio risolverà in modo definitivo i continui problemi economici sinora largamente presenti in quasi tutta l'esistenza del Palestrina. lì Nostro infatti, sin dalle sue prime esperienze di maestro di cappella, appare costantemente proteso alla puntigliosa ricerca di un durevole benessere da assicurare ai propri familiari (oltre che a se stesso) e di emolumenti più sostanziosi dei modesti stipendi corrispostigli dalle basiliche romane. Molte - di vario genere ed esito - risultano le transazioni immobiliari ed affaristiche concluse dal Nostro tanto in Roma quanto nella natia Palestrina. Alla data della morte (1594) il suo asse ereditario sarà quello di un uomo che può ben dirsi soddisfatto per aver infine conseguito una considerevole agiatezza. Il suo funerale, cui partecipa una turba commossa di amici, discepoli, ecclesiastici, musicisti, cantori, ammiratori, è quello che si poteva attendere per un grande Maestro.



Guida Storico-Turistica. Circolo Culturale Prenestino " R.Simeoni" testi di Gaetano Arezzo.

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