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Annibale

Nel 217 A.C. Annibale si affacciò sulla Penisola e grande fu la apprensione che i Romani manifestarono. Si narra che più di una persona vide cadere dal Cielo delle lampade ardenti; la stesse persone non ebbero alcun timore, poi, di riferirle al Senato. Era questo un chiaro sintomo di come, l'arrivo di Annibale, facesse sragionare la popolazione mischiando l'evento col soprannaturale. Roma, per contrastare il Cartaginese, nominò Dittatore Q. Fabio Massimo, il quale ordinò alle città consociate con Roma di inviare dei soldati; Praeneste ne inviò 500. A Praeneste, intanto, si allestiva la coorte e "…sotto la solita scorta di un pretore fu spedita verso Bari ove dimorava l'esercito romano: questo pretori chiamavasi Manicio, o piuttosto M. Anicio, era stato per l'inanzi Segretario pubblico, ed avea riputazione di uomo accorto, determinato e valoroso… dopo [ ... ] il noto sanguinoso combattimento seguito a Canne …[ ... ]tornò addietro e si fortificò in Casilino, città fabbricata sopra il Volturno…"P.Petrini Memorie prenestine 1795 Poco tempo dopo arrivarono le truppe di Annibale che presero d'assedio la città. Ma la coorte prenestina non si perse d'animo, il Petrini seguita " …i difensori erano combattuti da un inimico micidiale, intendo dire dalla penuria de' viveri; tantochè alcuni di quei generosi campioni , impazienti di soffrir la fame , si erano precipitati dalle mura, e per fino esposti ai dardi nemici. Ebbero di tutto ciò notizia i due Capitani Romani Marcello, e Gracco col mezzo di un messo, che spedì loro Manicio per la fiumana sopra un otre; ma essi non erano al caso di poterlo liberare da quelle angustie. Gracco bensì, che era più vicino, studio la maniera di sovvenirlo e gli fece per lo stesso tempo messo sapere che avrebbe nottetempo spinte dentro la Città per la corrente del fiume alcune botti di farro, e di frumento: astuzia che riuscì tre volte; ma essendo finalmente per le pioggie gonfiato il torrente , le botti sbalzarono sulla riva; si scoprì il fatto, ed i nemici colle guardie impedirono la continuazione del soccorso" fecero la stessa cosa, poi,con delle noci ma era ben poca cosa per una legione, il Petrini " il bisogno giunse a tale estremità, che per quanto narrano gli scrittori , servivano di cibo i cuoj strappati dagli scudi, e dalle selle cotti nell'acqua, ed un sorcio fu venduto a 200 denari: fortunati poi stimavansi coloro, che uscendo dalle porte potevano raccogliere l'erbe ivi presso nascenti. [ ... ] avendo il Cartaginese ciò osservato, fece arare tutto il terreno intorno alle mura: che il Manicio per dileggiare i nemici fece spargere su quella terra del seme di rape, quali dir volesse ch'era sicuro di conservar la piazza fino a che quei semi avessero portato il frutto: e che Annibale, da ciò sgomentato, ammise quel presidio a capitolazione; poiché se la piazza era in estrema penuria, come si trovò all'istante ivi quel seme di rape ? se i Cartaginesi si accostarono fin sotto le mura per arare il terreno all'intorno, perché piuttosto non si fermarono ivi per impedire agli assediati di sortire e raccogliere le erbe? Abbellimenti dunque…[...] inventati per adornare il racconto." In seguito accadde che Annibale accettò di lasciarli in vita dietro lo sborso di sette once d'oro, e li inviò con un salvacondotto a Cuma a da lì, liberi di tornare a Roma. L'accoglienza che ricevettero fu enorme: ottennero stipendio doppio, esenzione per cinque anni dalla milizia Romana e gli fu offerta la cittadinanza romana che però non fu accettata. I Prenestini non vollero rinunciare alla loro cittadinanza a favore di quella romana. Il Petrini"Il rifiuto della cittadinanza Romana [...] dovette necessariamente piccare gli abitanti della dominante ( Roma ) ; onde non mi meraviglio che prendendo argomento dalle noci, con cui quelle milizie si sostentarono nel narrato assedio , incominciassero a dileggiare i Prenestini col soprannome di Nocciole, e che Plauto, il quale viveva in questo tempo li chiamasse orgogliosi"

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